Dal PalaBigi l’invito a visitare la Sardegna e scoprire il carnevale sardo

Dal PalaBigi l’invito a visitare la Sardegna e scoprire il carnevale sardo

I giganti della Dinamo Banco di Sardegna ambasciatori della magia dell’Isola

Ieri sera la Dinamo Banco di Sardegna ha affrontato la Pallacanestro Reggiana: prima della palla a due della sfida della 3° giornata di ritorno del campionato LBA, i giganti hanno lanciato l’invito a scoprire le suggestioni dell’Isola, dove sono iniziate le celebrazioni del carnevale.

Ambasciatori straordinari direttamente dal parquet del PalaBigi di Reggio Emilia Shawn Jones e Andrea Picarelli hanno ricordato l’appuntamento con le prossime sfide nelle mura amiche del PalaSerradimigni: mercoledì sarà il turno del match con l’Enisey Krasnoyarsk, valida per il Game 14, in agenda il 7 febbraio alle 20:30, mentre domenica alle 12 sarà alzata la palla a due del lunch-match della 4° di ritorno di campionato. Un’occasione unica per visitare la Sardegna e scoprire la magia del Carnevale sardo, che da gennaio a febbraio avvolge la Sardegna in una danza di festeggiamenti scanditi dai balli degli uomini in maschera. Maschere che riavvicinano l’uomo alla sua parte più bestiale, lo riportano indietro nel tempo. L’assistant coach Paolo Citrini ha ricordato come, da nord a sud, passando per il cuore della Barbagia, Su Karrasecare si declini in tanti volti. Da Mamoiada con i Mamuthones, passando per Orotelli con Sos Thurpos, S’Urzu di Samugheo fino alla famosissima Sartiglia di Oristano: sono innumerevoli le tradizioni e le maschere da scoprire, conoscere, farsi ammaliare.

Carnevale in Sardegna. Le origini del carnevale isolano si perdono nella notte dei tempi e conservano intatti simboli e fascino secolari che affondano le radici nella sacralità del calendario agrario, della cultura contadina, della saggezza popolare. Le feste, le danze propiziatorie, i dolci ricchi, le maschere e i vestiti, sono elementi di un rituale che evidenzia un legame profondo con la Madre Terra. Alla base del rito stanno una serie di gesti atti a risvegliare la natura dal torpore invernale e a renderla generosa nei confronti dei suoi figli. Per ottenere la grazia di una stagione di grandi raccolti l’uomo cerca un contatto più forte con la natura attraverso la danza, forma d’arte gradita agli dei pagani, e attraverso l’uso di abiti e maschere dal forte richiamo animale. L’uomo, creatura ormai evoluta, si è distaccato inevitabilmente dalla sua indole ferina, perdendo così parte di quel legame di sangue che lo rendeva caro alla terra e parte di essa. Per armonizzarsi nuovamente con la natura gli uomini dipingono i loro volti con il carbone, si vestono con pelli chiamate mastrucche e indossano maschere dall’aspetto bestiale. La magia si consuma di fronte ai fuochi purificatori che scacciano la negatività e aprono ad una stagione nuova. Le maschere intagliate nel legno sono fondamentali per stabilire il contatto con le proprie origini, sono come un ponte fra la realtà e il mondo dell’invisibile; differiscono per tipologie e significati, ad esempio quella dei celebri Mamuthones è grottesca e spaventosa, quella dei Boes invece totalmente volta alla rappresentazione animale. Il tipico passo saltellato dei Mamuthones equivale a bussare sulla terra per risvegliarla e si accompagna al suono prodotto dai campanacci apotropaici usati per i collari del bestiame. Leggenda vuole che il tintinnare delle campanelle metta in fuga gli spiriti maligni, tradizione comune a molti popoli di tutto il mondo, ma che da noi trova particolare attenzione nella cultura contadina; i contadini sono infatti i depositari del sapere antico, conoscono il ciclo delle stagioni, i segreti delle piante e del tempo. Dal re-regina di Tempio Pausania al fantoccio delle zone del Nord e del Sud Sardegna, dalle esibizioni equestri dell’oristanese alle maschere lugubri del Carrasecare della Barbagia, il carnevale spezza la routine di ogni giorno e risveglia il "villaggio" festeggiando con fave e lardo, zeppole e vino il rigore dell’inverno che sta finendo mentre la terra ritorna lentamente alla vita.

Tradizioni e Maschere. Mamoiada si anima con i Mamuthones che, vestiti di pelle di animale e viso coperto per nascondere la loro identità, compiono una danza cadenzata dai campanacci caricati sulle spalle. Gli altri protagonisti sono gli Issohadores che indossano un corpetto rosso al rovescio e creano scompiglio tra gli spettatori utilizzando la loro soha, una fune di giunco, per catturarli. A Orotelli ci sono Sos Thurpos, i ciechi, che indossano cappotti di orbace nero con cappuccio a punta e i volti completamente ricoperti di fuliggine. Interpretano la vita contadina e il rapporto tra uomo e animale, padrone e servi. La figura de S’Urzu, le cui origini letterarie sono riconducibili alle parole “orco” o “orso”, è il personaggio caratteristico di Samugheo, Fonni e Ula Tirso. S’Urzu indossa una maschera che rappresenta la testa di caprone con lunghe corna, una pelle di caprone e un fazzoletto nero da donna per coprire il capo. Su Omadore lo cattura e i Mamutzones lo uccidono. La Sartiglia a Oristano è una Corsa alla Stella: i cavalieri guidati da Su Componidori, il capo corsa, discendono in velocità e al galoppo la via del Duomo, esibendosi in un'emozionante giostra equestre. Su Componidori, né femmina né maschio, vestito dalle massaieddas, è il supremo giudice che decide la sorte dei cavalieri, partecipando con loro alla corsa per infilare la stella con la spada e su stoccu, auspicio di buon raccolto. 

Sassari, 05 febbraio 2018

Ufficio Stampa

Dinamo Banco di Sardegna