LA RIVOLUZIONE DINAMO

LA RIVOLUZIONE DINAMO

19/11/2021 | 00:05:06

Voltaire affermava che l’abitudine, la consuetudine e la tradizione sono più forti della verità. La Dinamo in serie A ha una abitudine alla vittoria, una tradizione di competitività e di successi che sono più forti di qualsiasi tempesta. Ha un’identità, una solidità, una struttura societaria che sono diventate rivoluzionarie nel mondo sportivo di oggi. E non si può sempre dire, non si può guardare al passato, alt quello che è stato costruito sono fatti, fondamenta, trofei, capacità di scegliere giocatori e resistenza nonostante la pandemia e ristrettezze economiche. Esistono momenti difficili, è fisiologico, è ciclico, quando sei costretto a cambiare tanto ogni anno, a ricostruire progetti e certezze, può succedere che arrivi la burrasca. Altri falliscono o scompaiono, altri ripartono dalla B, è successo anche alle grandi, la Dinamo ha sempre resistito. È facile diventare tifoso occasionale dopo dieci anni di fallimenti, è difficile rimanere tifoso vero dopo dieci anni di successi, la rivoluzione della Dinamo non è solo in panchina con l’arrivo di Piero Bucchi al posto di Demis Cavina o con l’aggiunta di un guerriero della passata stagione come Kruslin, deve essere nel proprio spirito, nel proprio modo di essere, nella sua capacità di trasmettere emozioni e spirito alla gente, al popolo sardo. Per dipingere l’ambiente di Sassari negli ultimi mesi si poteva mettere su tela un grigio fumo di Londra, quella pioggerellina continua sempre pronta ad essere fastidiosa o negativa. In auge lo scetticismo, l’ingratitudine, con il boom dei leoni da tastiera, pari solo alla crescita dell’economia cinese. Ecco perché all’interno delle rivoluzioni, a volte dolorose e necessarie, occorre guardarsi dentro, occorre pensare che una realtà unica come la Dinamo possa anche passare dei momenti di difficoltà, possa avere la facoltà di sbagliare e ripartire. La vera rivoluzione deve passare anche dentro di noi, con la pazienza, il raziocino, la consapevolezza nel tifare sempre per la propria squadra ed essere sempre equilibrati nel capire le possibilità in proporzione, leggi mercato o livello delle avversarie. L’incredibile Scudetto, le coppe, le storiche vittorie contro Milano hanno annebbiato il nostro punto di vista, hanno alzato quell’asticella ad un livello che la Dinamo e i suoi tifosi non si possono permettere. Noi siamo quelli dei 10.000 in piazza dopo la sconfitta in gara 7 con Venezia, siamo quelli che hanno incitato nei parcheggi i ragazzi prima dei playoff o che si sono sobbarcati viaggi e trasferte impensabili. La forza di Sassari è stata sempre quella di essere allineata, di avere quella scorza, quel carattere e quella forza capace di resistere e superare momenti come questi. Si soffre, si combatte, ma la vergogna appartiene ai disonesti, a chi ruba, non a chi porta il nome Dinamo ai vertici del basket italiano e internazionale. Rivoluzione, che nasce dal latino “revolvere” significa anche girare, per esempio l’inerzia del gruppo, per esempio la stagione, per esempio il nostro modo di criticare ma non uccidere, di non essere contenti ma di portare orgogliosamente la propria bandiera anche durante i giorni di maestrale. Non solo Bucchi e Kruslin appartengono alla rivoluzione, domenica arriva la Napoli di Pargo e Rich, leggera e pronta a vincere la quarta su cinque, compreso lo scalpo dei campioni d’Italia. Ecco la Dinamo ha grande bisogno di vincere, i risultati sono il fuoco che accende la miccia, ma prima di tutto ha bisogno di tornare avere quella fame e quell’attaccamento che fanno la differenza non solo in campo ma anche fuori, questa è la vera rivoluzione anche al 60%, anche con un tasto in meno ma con una sciarpa in più.

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