Festival dei giovani: la Dinamo squadra di un’isola

Festival dei giovani: la Dinamo squadra di un’isola

Il presidente Stefano Sardara, il capitano Jack Devecchi e Marco Spissu ospiti della tappa del Festivaldeigiovani del Liceo Spano di Sassari

La Dinamo Banco di Sardegna come squadra di un’isola, ambasciatrice in Italia ed Europa della Sardegna ma soprattutto esempio per i giovani di tutta Italia. Questo pomeriggio il presidente Stefano Sardara, Jack Devecchi e Marco Spissu insieme a Raffaele Ferraro, fondatore della pagina La Giornata Tipo, sono stati ospiti del Festivaldeigiovani: la rassegna online che da oggi al 7 maggio fa tappa al Liceo Scientifico Giovanni Spano di Sassari. Intervistati dai ragazzi del liceo cittadino, con studenti collegati da ogni parte dello stivale, il numero uno biancoblu e i giocatori hanno chiacchierato per quasi un’ora. Tema principale la pallacanestro e tutto ciò che gravita intorno alla palla a spicchi, il rapporto con la Sardegna e con i propri tifosi, ma anche l’impegno e la dedizione che servono se si vuole diventare atleti professionisti.

“La Dinamo è un valore di tutta la Sardegna, qualcosa in cui si crede, è un attrattore di emozioni, un modo di vivere e di essere _ha detto il presidente Stefano Sardara in apertura_. La Dinamo è molto più di una squadra, è un insieme di valori che fin dai tempi della Legadue, ma anche delle categorie inferiori, ha sempre unito la cittadinanza e una regione intera. È qualcosa che portiamo avanti come le tradizioni, come i Candelieri. In questi anni abbiamo scritto tante pagine importanti ma se ci sono due ricordi che mi porterò sempre dietro è piazza d’Italia piena e il bagno di folla dopo la vittoria dello scudetto nel 2015 e dopo gara 7 contro Venezia nel 2019”. 

“Sono fiero e orgoglioso di essere il capitano di questa squadra _ha spiegato Jack Devecchi_, è un testimone che ho raccolto dopo tanti anni da Manuel Vanuzzo. È importante perché devi saper trasferire i valori di questo club: noi siamo l’unica squadra in Italia ad avere una regione intera che ci spinge e far capire soprattutto ai giocatori stranieri il valore di questo popolo è fondamentale. Noi abbiamo capito subito questo valore aggiunto, non c’è campo europeo in cui siamo andati a giocare dove non ci fosse una bandiera dei quattro mori. Quella che ho è una grande responsabilità di cui vado fiero, significa fare da collante tra le componenti del club quindi la squadra, lo staff, la società e i tifosi, cercando di trovare un equilibrio. In questi anni il mio ruolo chiaramente è cambiato, si è evoluto; una delle emozioni più grandi è stata sollevare il primo trofeo da capitano e ho avuto la fortuna di farlo con la prima coppa continentale vinta dalla Dinamo. Un onore immenso”.

 

“Gli anni delle superiori sono quelli più formativi, a partire dalla scuola in cui capisci cosa vuoi fare fino al percorso sportivo _ha raccontato Marco Spissu_: io all’inizio facevo sia calcio sia basket, poi ho scelto la pallacanestro. Ho passato anni in cui mi allenavo tutti i giorni dalle due del pomeriggio anche fino alle dieci di notte, facevo tre allenamenti di fila. Volevo diplomarmi, ci tenevo per la mia famiglia, e anche se non sono stato il miglior studente del mondo sono riuscito, poi ho raccolto i frutti del mio sacrificio. Non è stato facile conciliare tutto ma alla fine se hai un obiettivo, se ci credi e se lo vuoi davvero ce la fai. Tra i miei ricordi più belli c’è la Coppa Italia vinta con la Virtus Bologna e la promozione in A ma ogni giorno indossando la maglia della mia città vivo un grande sogno. E poi la vittoria della Fiba Europe Cup, la prima coppa europea conquistata dalla Dinamo, è stata un’emozione immensa”.

Sassari, 05 maggio 2021

Ufficio Stampa

Dinamo Banco di Sardegna