Le parole fanno più male delle botte: duemila studenti al Palazzetto

Le parole fanno più male delle botte: duemila studenti al Palazzetto

L’incontro organizzato da Fondazione Dinamo insieme a Rete Dafne Sardegna e Fondazione Carolina questa mattina ha coinvolto quasi 2000 ragazzi degli istituti cittadini sul tema del cyberbullismo

Parlare di cyberbullismo, dei pericoli dei social network, dei nuovi reati legati alle piattaforme social e alle terribili conseguenze a cui può portare un uso sbagliato dei nuovi mezzi tecnologici. Questa mattina, al PalaSerradimigni, si è tenuto l’evento organizzato da Fondazione Dinamo in collaborazione con Rete Dafne, Fondazione Banco di Sardegna e Fondazione Carolina che ha coinvolto quasi 2000 studenti provenienti da oltre 11 istituti superiori sul tema del cyberbullismo. A portare la sua testimonianza, carica di motivazione e sofferenza, è Paolo Picchio papà di Carolina, una ragazza del nord Italia che sei anni fa si è tolta la vita dopo essere sstata vittima di insulti sul web.

Ad aprire l’incontro, moderato dal direttore della Nuova Sardegna Antonio Di Rosa, la Dott.ssa Annina Sardara, mediatore tra i fondatori della Rete Dafne Sardegna, nata lo scorso marzo grazie anche alla collaborazione e alla partnership della Fondazione biancoblu. “La Rete Dafne nasce a sostegno di chiunque sia vittima di reato, a prescindere dall’età, dal sesso, dalla nazionalità: un servizio doveroso per una comunità che vede crescere le problematiche in maniera esponenziale e che spesso dimentica di offrire aiuto a chi è in difficoltà. La Rete Dafne offre sostegno, non solo psicologico ma anche legale, a chi è vittima di reato e in questi primi mesi di attività siamo felici di quanto fatto consapevoli che la strada è ancora lunga. L’incontro di oggi si inserisce nel cammino di sensibilizzazione che vogliamo portare avanti parallelamente alla nostra attività, perché possa essere di ispirazione e informazione anche per i più giovani”.

Prima di dare la parola al Dott. Paolo Picchio, papà di Carolina, sul cubo del PalaSerradimigni è stato proiettato un video che racconta, attraverso la ricostruzione e le testimonianze, la vicenda che ha portato la ragazza al gesto estremo. Quasi 2000 alunni hanno ascoltato con attenzione la sua storia, una vicenda che potrebbe essere quella di un giovane qualsiasi: durante una festa la ragazza ha esagerato con l’alcol ed è stata male. Invece di soccorrerla i suoi amici hanno approfittato del suo stato di semicoscienza per girare dei video che sono poi stati condivisi sui social, attirando insulti e minacce alla ragazza che, alla fine, si è tolta la vita a soli 14 anni. Paolo Picchio, papà di Carolina, dopo la scomparsa della figlia ha intrapreso una missione per portare in tutta Italia la sua esperienza e sensibilizzare i più giovani a una tematica delicata come il cyberbullismo, troppo spesso sottovalutata. La sua carica umana e personale ha ipnotizzato gli studenti del PalaSerradimigni che, con grande attenzione e in un silenzio quasi tombale, hanno ascoltato le sue parole: “Quello che non racconta il video che avete appena visto è che, in seguito alla morte di mia figlia, cinque ragazzi sono stati indagati, processati e si sono dichiarati colpevoli per reati gravissimi come violenza sessuale di gruppo, diffusione di materiale pedopornografico e morte come conseguenza. Mia figlia era una ragazza vincente, una sportiva, una ragazza dalla grande profondità: il video è stato postato sui social e nel giro di pochi minuti è stata massacrata di commenti. Carolina era una ragazza forte ma è stata perforata nella sua intimità. La sua lucida intelligenza traspare dalle parole che ha lasciato prima di morire, rivolte a chi l’ha portata a questo gesto: "ciao ragazzi grazie del vostro bullismo, volevo lasciarvi un ultimo saluto. Bullismo? Tutto qui? Le parole fanno più male delle botte. Spero che adesso siate tutti più sensibili alle parole”. Se Carolina ha avuto il coraggio di scrivere una cosa del genere – e nel 2013 non si parlava ancora di cyberbullismo- ho capito che la mia missione da quel momento sarebbe stata quella di portare in giro le parole di mia figlia”. Paolo Picchio si è quindi rivolto agli studenti: “Ragazzi ognuno di voi ha per le mani dei mezzi che vi danno grande potere, ma da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Voi usate degli strumenti ai quali non siete formati, penso ai ragazzini di 10 anni che hanno accesso a siti pornografici dai loro smartphone. Dovete essere svegli, ognuno di noi è un’opera d’arte che va protetta. Se qualcuno vi punisce, vi frega o vi insulta dovete essere i primi a dirlo. Se non avete qualcuno con cui confidarvi andate in corto circuito: ecco perché è fondamentale parlare, confidarsi, parlare con i propri genitori e con gli amici”.

I social network sono un’arma potentissima a doppio taglio: “Ricordatevi che tutto quello che postate è parte della vostra vita. In questi anni sono stato in oltre 300 scuole, voglio che voi -che sarete i genitori di domani -sappiate che è fondamentale essere responsabili. È facile scrivere qualcosa sul web ma bisogna sempre ricordarsi che dall’altra parte c’è sempre un essere umano. Secondo alcuni dati raccolti nei giovani sotto i 18 anni un ragazzo su cinque ammette di aver usato violenza sulla propria fidanzata, ma il dato ancora più grave è che il 37% delle ragazze è convinta che abbia fatto bene.  Queste sono cose che non devono esistere, in nessun mondo possibile. Gli strumenti tecnologici vi hanno tolto le emozioni, vi hanno tolto la gioia di vivere la realtà. E il primo sintomo della sofferenza è l’isolamento: secondo le statistiche un quarto dei presenti oggi è stato oggetto di cyberbulismo e una percentuale altissima è vittima di autolesionismo, numeri preoccupanti. In Italia abbiamo una legge che è stata fatta ad hoc, dedicata a Carolina che con il suo caso ha scoperchiato il vaso di Pandora: devo tutto a mia figlia che ha fatto un gesto che nessuno deve fare, l’ha fatto per voi ha scoperchiato un mondo che era nascosto, dando un volto alle vittime cui era destinata questa legge. Voi siete il domani della nostra società e noi vogliamo una società nuova, pulita, consapevole, Noi adulti vi diamo pessimi esempi ma voi dovete essere migliori. Ragazzi pensate prima di postare qualsiasi cosa sui social, pensate a volervi bene e amare voi stessi: non potete avere rispetto dell’altro se non ne avete di voi stessi. Tornate ad abbracciarvi”.

L’intervento del papà di Carolina ha strappato un lungo applauso denso di riflessione ed emozione da parte della platea.

Spazio dunque agli altri relatori dell’evento: la Dott.ssa Luisella Fenu, sostituto procuratore presso il Tribunale dei Minorenni di Sassari, ha spiegato nel dettaglio le implicazioni delle legge sul cyberbullismo: “Oggi siamo qui per ricordarvi che avete un grande potere tecnologico. È grazie al papà di Carolina che nel 2017 è stata varata la legge numero 71, che ha introdotto il concetto di cyberbullismo. Nessuno fino ad allora gli aveva dato una connotazione giuridica; dalle vostre azioni e dalle vostre condotte possono scaturire dei reati e conseguenze penali. La legge però parla anche di prevenzione e offre gli strumenti per prevenire e tutelare come prima persona la vittima e poi l’autore dei reati. Voi dovete essere consapevoli che qualsiasi azione che lede il benessere di una persona è un reato. Dovete agire con consapevolezza e chiedere aiuto, sempre”.

L'Avvocato Giuseppe Conti, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Sassari: “L’intervento di Paolo Picchio mi ha colpito moltissimo, vi posso dire che proprio voi che avete maggiore esperienza con lo strumento elettronico potreste ritagliarvi un minuto per leggere la legge sul cyberbullismo. Fermatevi a riflettere su quelle condotte, perché siamo tutti convinti che le cose accadano agli altri e mai a noi. Ma vi posso assicurare dopo decenni di esperienza professionale che può succedere a tutti, anche a voi. La figura dell'avvocato in questo può essere un aiuto importante, non abbiate timore di chiedere aiuto”.

L’ispettore Michele Delogu, responsabile della sezione provinciale di Sassari della Polizia Postale e delle Comunicazioni, ha spiegato il ruolo della Polizia postale:La Polizia Postale è una specialità della Polizia di Stato, ci dedichiamo ai reati che si svolgono sul web. Vi darò dei dati per farvi riflettere: il 98% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni hanno un profilo aperto sui social network, la stessa percentuale mente sulla propria personalità sulla rete. Questo perché dentro i social vivete nelle piazze virtuali dove mancano i freni inibitori e per questa ragione spesso iniziamo a litigare per motivi futili, i ragazzi come gli adulti. C’è una canzone di Caparezza che parla dell’egocentrismo esasperato nel mondo moderno in cui devi essere per forza qualcuno e questo ci porta a costruire una personalità virtuale: ecco è esattamente il quadro di questa società. Spesso utilizziamo nei nickname o delle false identità e ci sentiamo forti, in grado di insultare chiunque da dietro una tastiera: sul web non esiste l’anonimato, ricordatevelo. Tutto è tracciato e tracciabile e la Polizia Postale può risalire ai colpevoli, non vi voglio sgridare ma voglio farvi riflettere”. L’ispettore Delogu ha dato dei semplici consigli ai ragazzi: “oggi ci sono tantissimi casi di ricatto per sexting, ciò che chiamiamo sextortion. Il nostro consiglio è screenshottare le comunicazioni e i profili da cui si viene contattati. Attenzione anche alla reputazione digitale, la web reputation: noi attraverso i social vendiamo la nostra privacy giorno per giorno. Internet non dimentica: chiudete i profili”. Sul cubo è stato proiettato un video realizzato dalla Polizia Postale con l'Europol sul sexting e l'adescamento di minori che spesso passa attraverso i social. Chiude l’ispettore Delogu: “Dovremmo sentirci tutti fratelli di Carolina e figli di Paolo Picchio. Lui lancia un messaggio di speranza e dobbiamo farlo nostro. Ragazzi non siete soli, non sentitevi soli: ai forti diciamo di aiutare i deboli, bisogna isolare gli stronzi e segnalarceli”.

Dott. Alberto Giovanni Serra, comandante della polizia locale di Sassari:  “Il bullo è spesso uno che ha subito frustrazioni in famiglia, che tende alla violenza e rimarrebbe isolato se chi è più debole non gli desse sostegno. Le persone come Carolina sono i nostri esempi, non devono esserlo quei soggetti che tendono a commettere reati o supportare chi li compie”. Sul cubo del Palazzetto sono stati trasmessi i tre cortometraggi premiati nel concorso indetto dalla Polizia Locale di Sassari sul tema del bullismo e cyberbullismo: uno realizzato dal Liceo Artistico Figari, uno dell’Istituto Tecnico alle Attività Sociali “Salvator Ruju” e infine quello del Liceo Classico “D. A. Azuni” di Sassari. A concludere una mattinata carica di significati la lettura di due testi di Pier Natale Sanna, regista e attore teatrale, che ha interpretato due temi scritti da vittime di bullismo.

A chiudere l’incontro il direttore della Nuova Sardegna Di Rosa: “In questo campo generalmente gioca la Dinamo e, che si vinca o si perda, si esce sempre col sorriso. Credo che oggi qui si sia giocata una bella partita su un tema delicato e importante. Il consiglio che vi do è parlatene tra di voi, in casa, con gli amici. Non chattate e basta. Quello che avete sentito qui è importante, portatelo anche fuori da questo Palazzetto, rifletteteci. Fatelo vostro”.

Il saluto di Paolo Picchio: “Forse non sono la persona giusta a chiudere una manifestazione: io sono solo un papà, ma vorrei solo dirvi che spero che questa giornata vi lasci qualcosa. Io spero che voi siate svegli e abbiate la voglia di riflettere sui temi che abbiamo trattato oggi. Come ha detto l’ispettore Delogu la web reputation è fondamentale perché tutto quello che postate resta per sempre. Non voglio che ci siano altre Carolina, altri processi come quello che ho dovuto vivere io. Trovate gli amici, ritornate ad abbracciarvi e confidarvi”.

Sassari, 18 marzo 2019

Ufficio Stampa

Dinamo Banco di Sardegna