“È stato un anno incredibile”

“È stato un anno incredibile”

Dinamo Legends last 10 years: l’intervista a Bootsy Thornton

Le sue lacrime al termine di Gara 7 dei quarti di finale contro la Pallacanestro Cantù raccontano l’umiltà e la delusione di un grande campione che, dopo aver vinto tutto in giro per l’Europa, avrebbe voluto regalare una gioia a un club di provincia in ascesa. Qualche anno dopo quella stessa società sarebbe salita sul gradino più alto del basket nazionale e tutti, dai tifosi agli addetti ai lavori, sono sicuri che un’influenza nella costruzione di una mentalità vincente l’abbia avuta proprio lui: Marvin Linwood Bootsy Thornton. Classe 1977, originario di Baltimora, mancino, Bootsy ha vestito la maglia della Dinamo una sola stagione -quella 2012-2013, ma è rimasto nella memoria di tutti come uno dei più grandi professionisti che abbiano mai calcato il parquet del PalaSerradimigni.

Dinamo Tv l’ha intervistato in esclusiva, inserendolo di diritto nelle 10 Dinamo Legends della storia biancoblu: Bootsy ha un ricordo nitido e positivo di Sassari e della sua gente. E un solo grande rimpianto: quella gara 7 contro Cantù che ha negato a un gruppo affiatato e vincente, di proseguire la corsa ai playoff.

Recentemente Drake Diener ha detto che sei il giocatore con la mentalità vincente più consolidata che abbia mai incontrato sul parquet…

 “Mi fa piacere che Drake abbia detto che la mia fosse la mentalità vincente, ma in quel gruppo eravamo tutti dei vincenti. Drake era con me a Siena e abbiamo vinto insieme li, Travis ha fatto la Nba dove aveva ottenuto successi importanti. Penso al nostro gruppo, tutti noi avevamo voglia di vincere e quell’anno ci ha aiutato ad acquisire quella mentalità. Lo sai io ho dato tutto, ogni giorno che fosse in allenamento o in partita davo tutto, giocavo nella stessa maniera. Qualche volta ero pazzo in allenamento, pazzo in partita…ho giocato al massimo”.

Qual è il ricordo più bello dell’anno a Sassari?

“Non è il basket il mio ricordo più bello è la gente, tutti erano gentili e in gamba, i tifosi mi hanno accolto a braccia aperte, si respirava una bella atmosfera. Mi sono trovato davvero bene con tutti, il presidente -mi piaceva il pres-tutta la squadra, era divertente lavorare insieme con Meo, te, Ugo. C’erano delle situazioni molto divertenti anche quando sono arrivati Drew e Tony. Non ero mai stato a Sassari prima e non sapevo cosa aspettarmi”.

Che ricordo hai della sfida ai playoff con Cantù?

“Sicuramente quella Gara 7 è stata difficile da digerire, ricordo la sensazione alla fine. Io avevo giocato a Cantù e volevo vincere: avevamo disputato una buona stagione, eravamo arrivati vicini a vincere in Coppa Italia, avevamo fatto bene in Eurocup e perdere contro Cantù è stato davvero tosto”.

In Italia il campionato è stato chiuso, cosa ne pensi? Com’è la situazione negli States?

“Voi sicuramente sapete più cose di noi, ancora qui c’è poca informazione sul virus e sulla situazione. La gente continua a uscire, non prende la situazione seriamente, crede che sia uno scherzo. Poi sai ci sono stati che hanno regole differenti: ad esempio in Georgia devi stare a casa e in Florida invece puoi ancora uscire”.

La tua è una famiglia di basket…

“La mia figlia maggiore va all’Università, alleno il mio secondo figlio che fa l’high school mentre la piccola gioca a volley. Mio figlio no non è mancino come me, mi sarebbe piaciuto ma no!”

Quali sono i compagni migliori con cui hai giocato?

“Molti dei miei compagni sono stati speciali, ci sono dei compagni con cui sono diventato molto amico come Shaun Stonerook e Dan Gay. Sai il rapporto umano era speciale, penso a Travis e Drake Diener, con Tony Easley avevo un ottimo rapporto, molti ragazzi come David Andersen, David Vanterpool. Non i migliori ma quelli con cui sono diventato amico, con cui si è instaurato un legame diverso da quello solo sportivo. Poi sono stato fortunato ho giocato con grandi giocatori come McCalleb, McYntire, Jerry McCullogh…sono stato fortunato ho giocato con tanti ottimi play, tanti tiratori, ala piccole, a Barcellone ho giocato con Navarro, con Myers, con Fucka”.

Che ricordo hai dell’isola?

“Come ho detto non sapevo cosa aspettarmi, mi immaginavo un posto diverso ma quando sono arrivato era fantastico, mi sarebbe piaciuto esserci andato prima. Avrei voluto restare e non volevo che la stagione finisse così presto volevo vincere i playoff”.

 

Sassari, 09 aprile 2020

Ufficio Comunicazione

Dinamo Banco di Sardegna