EDITORIALE | OGNI MALEDETTA DINAMO

EDITORIALE | OGNI MALEDETTA DINAMO

13/01/2022 | 00:06:09

Ogni maledetta Dinamo, quel centimetro che fa la differenza, quel centimetro che ti fa arrivare un secondo prima, che ti permette di lottare, di essere più duro e forte degli avversari, di prendere un rimbalzo, di fare una difesa, di muovere la palla, di aiutare un compagno, la differenza tra la Dinamo vista a Cremona e quella di Bologna è tutta lì, nel famoso centimetro. E credetemi, affrontare questa Fortitudo oggi, specie con l’entusiasmo e il pubblico che sposta non era affatto facile. La mente, il linguaggio del corpo, le motivazioni e la capacità di esprimere al massimo il proprio potenziale in un contesto di squadra sono diventati imprescindibili nella pallacanestro moderna. Se vogliamo ancora parlare di tecnica, di tattica, di aggiustamenti, di schemi, di imporre il proprio dogma cestistico allora siamo sulla strada sbagliata. Certo sono tutte componenti importanti che possono essere decisive, dopo però, molto dopo. E di esempi ne potremmo trovare tanti ad iniziare da tre giocatori che oggi sono protagonisti ai massimi livelli in Eurolega, Spissu, Polonara e Pierre, andate a scorrere il calendario e tornate al post Torino – Dinamo del 10 febbraio 2019, guardate quel Banco, guardate quei tre giocatori e poi guardateli nei mesi successivi, nel loro percorso, nella loro crescita, nella loro esplosione. Sono cambiati schemi, tattica, la loro tecnica? Ho molti dubbi, è cambiata la loro convinzione, la loro fiducia, la loro consapevolezza, è scattato quel famoso click che gli ha permesso di rendere al massimo dentro il parquet. Hanno guadagnato centimetro dopo centimetro. Poi guardatevi l’abbraccio di fine partita a Bologna, tutti a cercare Mekowulu, tutti ad abbracciarlo, come se stessero aspettando che si sbloccasse, che si togliesse quella maledetta pressione di dosso, che riuscisse a fare quello per cui lo avevamo ammirato nella passata stagione anche nei playoff, segnali di squadra, segnali che la Dinamo ha sempre avuto dentro. Mamma mia che differenza, fa tutta la differenza del mondo. Quella pressione che si trova chi deve sostituire proprio quel ragazzo che abbiamo citato prima, quello che a Kazan si prende centimetro dopo centimetro, che sa cosa significa oggi fare un passo più, una difesa in più, un allenamento duro in più. Robinson sta facendo tutto quello che è possibile per mettere in ritmo tutti, non guardate i punti, la più alta media della sua carriera, determinanti sicuro in momenti chiave come la rimonta dell’ultimo minuto del primo tempo, lì la Dinamo ha vinto la partita. Ma guardate la sua capacità di accelerare, di creare vantaggio, di aiutare i compagni, di difendere, per certi versi ricorda qualcuno di molto caro passato negli anni del triplete. Adesso manca l’ultimo passo, quello più difficile da conquistare, quello della continuità di prestazione, della consistenza mentale, della capacità di confermare le proprie prestazioni. Centimetro dopo centimetro, tutti sanno che devono dare qualcosa, tutti sanno che se la Dinamo vorrà arrivare ai playoff e non mangiarsi le mani per una mancata qualificazione alle Final Eight, dovrà fare questo salto, la partita, la prestazione e l’abbraccio di ieri valgono non un centimetro ma un metro, Trento è l’avversario più tosto per capire se Sassari vorrà continuare a scalare la classifica.

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