Banco di Sardegna

Il Banco di Sardegna è una società per azioni che ha origini lontane nella storia dell'Isola. Opera con 374 sportelli, dei quali 346 in Sardegna, 2.300 dipendenti e 550.000 clienti. Fa parte del Gruppo BPER, gruppo bancario tra i più importanti d'Italia, presente in 18 Regioni con circa 1.300 sportelli.

Una sponsorizzazione ultra decennale diventata ormai solida partnership. La Dinamo e il Banco di Sardegna, patrimonio della città di Sassari e dell'intera regione: da salvaguardare, e preservare. Passione sportiva, attenzione al sociale, capisaldi di un sistema che ha creato importanti sinergie fra le eccellenze isolane, e fra gli sponsor.

22 FEBBRAIO 2016: AL BANCO DI SARDEGNA IL PREMIO REVERBERI

Premio Reverberi - Banco di Sardegna - Dinamo

A Quattro Castella, nell’Aula Magna della nuova scuola primaria, sono stati conferiti i Premi Reverberi, gli Oscar del basket giunti ormai alla 30° edizione. Il Premio Speciale è stato conferito al Banco di Sardegna, main sponsor della Dinamo da oltre 25 anni, in quanto sponsor più longevo della pallacanestro italiana.

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Il fenomeno Dinamo.

Giuseppe Cuccurese - Direttore Generale del Banco di Sardegna «Effettivamente la Dinamo, per velocità e tipicità della sua impostazione, poteva caratterizzarsi come fenomeno. Oggi siamo una realtà. C'era da pensare che dopo il triplete iniziasse una seconda fase di questo progetto, peraltro quella più difficile: quella della consapevolezza, della maturazione. Non bastano più solo entusiasmo e fame di successo, ora serve pensare e agire da campioni d'Italia. Tutti guardano all'esempio Dinamo realizzando, come noi in passato, che vera è l'importanza del mezzo finanziario ma, funzionale al consolidamento di un progetto sportivo, sono anche anche l'organizzazione e una piazza molto coesa».

Non più solo simpatica provinciale e rivelazione: dal sogno alla realtà, concreta. Come?

«La Dinamo è una realtà che, in uno stesso anno, in Italia ha vinto tutto. E che ha vinto le partite che contano: abbiamo subito sconfitte pesanti ma al momento giusto ci siamo ritrovati vincenti. Ma nulla arriva per caso. Un triplete si vince se c'è una combinazione di elementi: l'umiltà, un fattore premiante; il duro lavoro di tutti, non solo della squadra; grande impegno; qualità delle persone e non soltanto di roster e staff tecnico, che è da dare per scontata, ma di tutto l'ambiente compresi i tifosi che ne sono componente fondamentale; grande motivazione; sponsor coesi; una società bene impostata. Quando tutti questi aspetti vanno a fattor comune arrivano i successi, come nel caso della Dinamo. Nei momenti difficili abbiamo fatto quadrato e il campo ci ha ripagato».

Il ciclo biancoblu.

«L'apice del ciclo biancoblu era previsto per il 2018 con lo scudetto, vinto invece in questo 2015 assieme a Supercoppa e Coppa Italia. Si doveva essere consapevoli che il suddetto ciclo difficilmente si sarebbe ripetuto. Al contempo si doveva essere comunque consapevoli che Sassari era entrata a pieno titolo nel gotha della pallacanestro italiana. Bisognava però mettere in preventivo che cambiando gran parte dei giocatori, come spesso accaduto, occorresse del tempo per amalgamarli. Ma il tempo, da campioni d'Italia, è poco e scorre più veloce: sin da subito si doveva dimostrare di essere la squadra da battere, nonostante il pur necessario rodaggio».

La serenità – e il palazzetto - diventano fattori.

«Ricordiamoci sempre che nei momenti difficili, e ne abbiamo avuti tanti in passato, il tifo e la città all'unisono, hanno rappresentato il sesto uomo in campo. Il nostro palazzetto era di fatto un'arena in cui si giocava sino all'ultimo secondo con energie a volte inaspettate ma con la tranquillità al tiro che portava il roster ad avere percentuali molto alte. Il fattore in più rispetto alle altre piazze: la serenità, l'assenza di pressione su chi è obbligato a vincere a tutti i costi. Così deve essere».

Amore e passione per la squadra come antidoto alla delusione e i momenti difficili.

«Ognuno manifesta la delusione come crede. I fischi nello sport sono una manifestazione di non soddisfazione ma non devono mai essere fini a se stessi, mai distruttivi. Serve la critica costruttiva, che permetta di continuare a lavorare tutti assieme, difendendo lo scudetto con l'orgoglio e la forza che solo stando uniti si possono esprimere. Lo sportivo per definizione deve avere pazienza quando le cose vanno bene e vanno male. L'amore e la passione per la Dinamo devono sempre andare oltre le schermaglie e ciò che nulla ha a che vedere con il fatto sportivo».

Cosa rappresenta la Dinamo Banco di Sardegna?

«Traendo spunto da esperienze straniere di grande rilevanza come Real Madrid e Barcellona, Sassari è passata dall'essere solo una squadra di basket all'essere una realtà andata ben oltre il fatto sportivo. È diventata impresa che dà lavoro a decine di persone coinvolgendo un indotto molto importante. È realtà che viene citata ad esempio per la capacità di abbinare lo sport al sociale, alla scuola, alla formazione. È bacino di grandissima aggregazione di ragazzi e di famiglie, all'interno e fuori dal palazzetto, basta guardare la Club House, punto di incontro in cui ci si ritrova. È motore importante che fa crescere la città. La Dinamo è stata capace di attirare oltre 100 sponsor, e parliamo di eccellenze regionali e nazionali. Non accade se non si ha un progetto serio e a lungo termine. La Dinamo è diventata a pieno titolo l'ambasciatore della Sardegna in Italia e in Europa. Tutti aspetti che vanno ben oltre l'essere semplicemente una squadra».

Oltre il mero fatto sportivo.

«Per questo, quando si analizza il fatto sportivo, non lo si deve analizzare solo come risultato fine a se stesso, ma nell'ambito di quel che la squadra rappresenta. La Dinamo come società si basa sul grande lavoro svolto con passione e professionalità dietro le quinte: il match domenicale ne è espressione e rappresentazione, ma non è tutto. La società e la squadra, ormai un tutt'uno, vanno apprezzate e sostenute per quanto fanno e per quello che rappresentano per la Sardegna in un momento in cui l'Isola ha bisogno di esprimere delle eccellenze. A prescindere dal momento particolare, credo che la Dinamo abbia da tempo intrapreso un cammino virtuoso. Cammino che tutti noi vogliamo e dobbiamo sostenere perché sarebbe un peccato non riuscire a sostenerlo. Il palazzetto deve tornare fattore premiante: 5000 persone che tifano e sostengono la squadra».

Dinamo e Banco, la storia continua...

«Noi siamo sponsor principale da più di 25 anni, non si tratta più di una semplice sponsorizzazione, è una partnership vera e propria, con risvolti commerciali ed un lavoro comune su numerosi progetti e iniziative che prescindono l'aspetto meramente commerciale. La Dinamo sta alla Sardegna come il Banco sta alla Sardegna, sono due cose che devono essere considerate patrimonio della città, della regione e come tali, devono essere salvaguardate. Noi sosteniamo finanziariamente la società, dall'altro la società riesce a farci avere un indotto commerciale sotto forma di pubblicità che ci consente di dare un senso al nostro scopo. Come sponsor facciamo lo sponsor, come è gusto che sia: non entriamo nelle scelte sportiva né in indirizzi di altro tipo. Tutti vogliono fare i presidenti e gli allenatori, ma è bene che ognuno faccia il suo. Noi non entriamo mai in questioni che non ci competono».

Fare sistema mettendo in contatto le eccellenze del territorio.

«La Dinamo ha creato un sistema funzionale attorno ad essa. Sistema che mette anche in sistema le imprese che la sponsorizzano. Trattandosi delle principali eccellenze dell'Isola, anche tra gli sponsor c'è una sinergia che ha risvolti commerciali. È diventato una sorta di movimento che nasce come fatto sportivo ma poi spazia in altri campi, come il sociale e le attività ad esso collegate, ad esempio la beneficenza che spesso ci accomuna e raccoglie tutti assieme ad una partecipazione manifestata nelle varie forme possibili. Ci sono tutta una serie di circostanze che rendono questa aggregazione di intenti importante. Alla base di tutto il fatto sportivo e il contesto: in momenti in cui si vive una crisi pesante, passare qualche ora di relax in famiglia al palazzetto, tifando e portando a casa dei successi rappresenta un qualcosa che aiuta anche le persone».

Giuseppe Cuccurese
Direttore Generale del Banco di Sardegna